Platform business model: una guida per l’investitore di lungo periodo

In questo numero ospitiamo un intervento sui platform business model di Paolo Cervini, partner di ECSI Consulting, società di consulenza manageriale fondata in Italia nel 2012 e recentemente nominata tra le Top 5 Global Innovation & Strategy Consulting firms mondiali dalla società indipendente ALM.

Multi sided platform

Nell’estate 2016, ho iniziato a leggere il libro Platform Revolution del professore del MIT Marshall Van Alstyne, che mi ha aperto gli occhi sulle caratteristiche di un modello di business che può avere un impatto dirompente per un’azienda e, quindi, anche per chi investe in azioni.

Il multi sided platform business model rappresenta il presente e ancor più il futuro di molte società che cercano, con questo innovativo modello di business, di distruggere il mercato cui si rivolgono per dominarlo

Si tratta del cosiddetto multi-sided platform business model.

Interessati ad approfondire il modello, abbiamo coinvolto Van Alstyne in ECSI Consulting, applicando negli ultimi 12 mesi alcune di queste logiche in svariati progetti in Italia e all’estero.

Cos’è un “multi-sided platform business model”?

Si tratta di un modello per cui un’azienda riesce a facilitare una serie di interazioni e di transazioni tra uno o più gruppo di fornitori (“provider”) e di consumatori/utilizzatori (“users”).

Un’eccellente azienda platform riesce a creare la combinazione ideale tra il singolo “provider” e il singolo “user”, garantisce la qualità dell’interazione e stimola la creazione di “network effect”, per cui il valore (anche azionario) della piattaforma cresce al crescere del numero di utenti e di provider.

Vi riporto qualche nome così è più chiaro di cosa stiamo parlando: YouTube (GOOGL), Amazon (AMZN, in particolare la componente “Marketplace”), Facebook (FB), Uber, AirBnb, PayPal (PYPL), Tripadvisor (TRIP), Alibaba (BABA), Intuit (INTU), ecc.

I titoli di società con business basati sulle platform si sono dimostrati tra i migliori del 2017

Fonte: elaborazione BullsandBears su dati Yahoo finance

Spesso un “provider” può anche diventare un utilizzatore e viceversa: questo è sempre il caso nei Social Media.

Un caso pratico di platform: Shopify

Un caso molto interessante e che mi ha regalato ottime soddisfazioni come investitore è Shopify (SHOP), una piattaforma di e-commerce canadese che si sta affermando per la sua grande semplicità, così da permettere anche a piccoli operatori senza competenze digitali di avviare ed operare un’attività di e-commerce a bassi costi e con funzionalità di tutto rispetto.

Shopify è molto di più un software. E’ una vera e propria piattaforma caratterizzata da tanti lati: sviluppatori di app, designer professionali, esperti informatici, operatori logistici, finanziari, ecc.

L’ecosistema è sempre più vasto e ramificato, dall’online si è esteso anche al mondo fisico. Shopify orchestra e governa questo ecosistema; la crescita vertiginosa del numero di “negozi” (ora più di 500.000) richiama altri “provider” attivando un circolo virtuoso, in quella tipica logica di crescita esponenziale dei business a piattaforma in cui “the winner takes all”, la nuova versione del monopolio.

L’andamento di Shopify nel 2017

Shopify è il perfetto esempio di platform di successo, anche in Borsa

Fonte: elaborazione BullsandBears su dati Yahoo finance

Quali sono le implicazioni di un platform business model per un investitore?

Prima di tutto, come chiarito brillantemente da Van Alstyne, non è sufficiente creare un modello di business a piattaforma per avere successo.

Anzi, si contano numerosi casi di insuccessi e fallimenti, dovuti a problemi nelle fasi di lancio e/o di costruzione della massa critica e di network effect e/o di monetizzazione.

Tuttavia, se un’azienda che adotta un “multi-sided platform business model” riesce a raggiungere il “punto di svolta”, il suo successo è davvero colossale, in termini di volumi, margini, tassi di crescita e, di conseguenza, di ritorni azionari.

Quindi scovare ed intercettare i futuri Facebook, Amazon e Google è fondamentale per un investitore di lungo periodo.

Il secondo punto da tenere a mente è che questo modello di business è purtroppo poco diffuso in Europa ed ancor più in Italia.

Dalla nostre parti si parla molto di piattaforme, ma in realtà si tratta molto spesso di concetti ben diversi: a volte si fa riferimento ad una “piattaforma digitale” in cui sostanzialmente un’azienda aggrega tutti i dati in un’unica piattaforma.

Chiariamo… Si tratta ovviamente di una “conditio sine qua non” per competere e tutti i “multi-sided platform business models” sono costruiti attorno a una piattaforma digitale.

Non è invece vero il contrario: una piattaforma digitale non presuppone un “multi sided platform business model”.

L’altra confusione, non solo terminologica, è quella per cui un’azienda dice di essere una piattaforma in quanto offre ai propri clienti un portafoglio di soluzioni (prodotti e servizi). Questo non è sufficiente, anche perché molto spesso queste soluzioni offerte non sono di “terze parti” (come nel multi-sided platform business model), ma sono “interne”.

L’Europa è quindi in grave ritardo su questi temi, invece comuni negli Stati Uniti. Negli ultimi anni anche gli operatori digitali Cinesi, sotto la spinta di Tencent/WeChat e di Alibaba, hanno imboccato con forza questa strada, sviluppando ecosistemi di aziende estremamente innovative e con ambizioni globali.

La ricerca di “network effect” è un qualcosa ormai scontato nelle start-up cinesi, così come nei grandi gruppi.

Le implicazioni per un investitore sono quindi chiare: analizzare a fondo i modelli di business delle aziende sul proprio “radar screen” per comprendere se hanno caratteristiche di “multi-sided platform”, scommettere su qualche operatore emergente con queste caratteristiche (es. Shopify), sottopesare Europa e Italia.

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