E se il vostro robot aspirapolvere fosse una spia? 🕵️🕵️ 🕵🏻🕵🏻

BullsandBears.it riprende una notizia di pochi giorni fa, relativa al particolare utilizzo che il vostro robot 🤖 aspirapolvere potrà fare di alcuni vostri dati personali sensibili, naturalmente… con il vostro consenso (non racconterete certo che lo farà a vostra insaputa, vero?).

Fonte: iRobot

Roomba, prodotto da iRobot Corporation (IRBT), è generalmente considerato un robot simpatico e amichevole che nessuno considererebbe una minaccia, tranne forse gli animali domestici.

 

Bonus: questo cane non sembra particolarmente impaurito… 🐶 🐕 🐾 (fonte: Youtube)

Fondata nel 1990 da alcuni ingegneri di robotica del MIT, iRobot ha iniziato costruendo robot per lo smaltimento di bombe per l’esercito statunitense.

Tuttavia, dal lancio del loro primo prodotto consumer nel 2002, la società è cresciuta fino a conquistare l’88% del mercato dei robot per la pulizia della casa e lo scorso anno ha abbandonato la divisione “militare”, dopo che i dispositivi per i consumatori hanno rappresentato il 99% del fatturato, nel 2016 pari a 661 milioni di dollari.

Dopo il loro primo lancio sul mercato (avvenuto nel 1996 con l’Electrolux Trilobite), negli ultimi anni, i robotic vacuum cleaners (noti come robovacs) stanno mappando tranquillamente una casa dopo l’altra, per massimizzare la propria efficienza. Ma la mappatura non è dovuta esclusivamente a una loro miglior resa: ora i produttori di questi elettrodomestici robotizzati intendono vendere tali dati a terzi, trasformando i simpatici robot in piccole odiose spie.
Mentre potrebbe sembrare che le informazioni che un robot Roomba può raccogliere siano minime, c’è molto da ottenere (per il produttore dell’aspirapolvere automatico) dalle mappe che vengono aggiornate costantemente. La “serpe in seno” conosce la piantina di casa tua, la forma di tutto ciò che è posato sul pavimento, le aree della casa che richiedono la massima manutenzione e la frequenza con cui si pulisce casa e molti altri dati.

Stiamo parlando di una futura business strategy che potrebbe esulare in gran parte dalla “semplice” vendita di dispositivi per la pulizia della casa, per concentrarsi con decisione sui dati raccolti da quei dispositivi.

Bonus: ecco qui cosa ne pensa il CEO di iRobot, Colin Angle, nell’intervista rilasciata a Reuters, e – di seguito – cosa ne pensano la Borsa e i grandi investitori finanziari come Softbank

Fonte: elaborazione BullsandBears.it su dati Yahoo finance

Le raccomandazioni degli analisti sul titolo nel 2017

Fonte: Internet

Angle ha affermato che in Marzo iRobot ha reso Roomba compatibile con Alexa, l’assistente vocale di Amazon e che nei prossimi due anni potrebbe raggiungere un accordo per vendere le proprie mappe al gigante di Seattle e/o ai suoi principali concorrenti.
Se per esempio un’azienda come Amazon volesse migliorare il suo smart speaker Echo, le mappe di Roomba potrebbero certamente aiutare. La mappatura spaziale potrebbe aumentare le prestazioni audio dello speaker, usufruendo delle informazioni sull’acustica della stanza. Disponete di una grande stanza praticamente vuota? Potrebbero risultare molto efficaci annunci mirati sull’arredamento. I sensori laser e la fotocamera di cui il robot è dotato ritrarrebbero un bel quadretto sulle esigenze di illuminazione. Gli smart split dei climatizzatori potrebbero indirizzare meglio il flusso d’aria (interagendo e conoscendo grazie al robovacs le dimensioni della casa, la disposizione dei mobili, in termini di ingombro e di rilevazione dela presenza umana).

La storia di iRobot Corporation

Fonte: iRobot.com

E mentre Amazon sembra un ovvio acquirente, non dimentichiamoci che Apple sta per lanciare il suo smart speaker Siri e si deve industriare per recuperare il terreno perduto nel segmento delle home appliance innovative.

Il tipo di dati che iRobot può offrire darebbe a ogni sviluppatore software un’enorme opportunità per ottimizzare l’esperienza fruita tramite gli smart speaker, e non solo.

Bonus: volete sapere quali dati “regalate” ai produttori di robovacs? Ecco la privacy policy di iRobot Corporation e, di seguito, uno screenshot di una sua sezione

Fonte: elaborazione BullsandBears.it dal sito iRobots.com

Forse tutto ciò non vi sconvolgerà, ma dovrebbe. Siamo di fronte a un più ampio tentativo da parte delle grandi corporations di raccogliere ogni minima informazione possibile sul conto di ogni singolo cliente/utente. Nel caso dei robot aspirapolvere, vogliono sapere tutto sui nostri living e sulle nostre camere. Sulla sicurezza di tali dati… ancora nessuna certezza.

La domanda che iRobot e gli altri produttori che commercializzano robot che utilizzano la mappatura è: gli utenti rifiuteranno il loro prodotto in favore di dispositivi più economici che offrono maggiore privacy? Il CEO di iRobot non pensa che questo aspetto si rivelerà un problema, perché i dati degli utenti non saranno venduti senza autorizzazione e perché pensa che la maggior parte delle persone vorrà approfittare delle maggiori e migliori funzionalità in commercio.

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L’app iRobot Home indica chiaramente agli utenti che possono disattivare le funzioni di cloud sharing nel loro Roomba. Nonostante siano riportate una serie di restrizioni per concedere a terzi i dati dei clienti, l’azienda può comunque condividere i dati internamente, con filiali, fornitori di terze parti e – su richiesta – col governo (stiamo riferendoci al mercato USA).

Bonus: se invece si tratta di un cane meno pigro del precedente … Ecco che il robot viene subito neutralizzato! 🐶 🐕 🐾 (fonte: Youtube)

Ma il punto, anche in termini di competitività sul mercato, è un altro. Se un’azienda non utilizza la localizzazione simultanea e la mappatura (ovvero la tecnologia nota come SLAM), il suo robovac è probabilmente inferiore a quello delle imprese che la utilizzano e di conseguenza rischia di esser spinta fuori dal mercato, nonostante magari proponga ai consumatori una maggiore privacy.

Noi di BullsandBears.it abbiamo a lungo valutato l’acquisto di uno di questi dispositivi… fino a quando ci siamo messi a scrivere questo articolo!

Utilità+tecnologia o privacy?

Meditate gente, meditate!

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