Petrolio e Offshore Drilling: gemma nascosta o trappola del valore? Parte 1

La recente crisi dei prezzi del petrolio sta mettendo sotto pressione tutte le aziende del settore e in particolare gli offshore drillers. Tuttavia, anche le opportunità sono altrettanto significative dal momento che vi è sempre un maggior interesse verso le perforazioni offshore per garantire la copertura del fabbisogno energetico della società moderna. La nostra ipotesi è in contrasto con l’idea che questo settore sia non profittevole, obsoleto e che presto scomparirà.

Certamente, con livelli di prezzo del greggio come quelli attuali, l’estrazione offshore potrebbe essere addirittura anti economica; tuttavia, un’attenta analisi del mercato, dei trend di lungo periodo e dei fattori chiave di successo, potrebbe aiutarci a individuare quali tra i players attuali saranno in grado di sopravvivere alla crisi e ritornare a una profittabilità significativa, rappresentando quindi un investimento dal rendimento interessante.

In questo post e in quelli successivi, dopo aver affrontato una panoramica sintetica dell’industria dell’offshore drilling, ci concentriamo sull’analisi del particolare segmento del Contract Drilling, attraverso una valutazione comparativa dei principali players e delle relative prospettive.

MARKET OVERVIEW

INTRODUZIONE

Ci sono voluti più di 30 anni prima che l’attività di perforazione dei pozzi petroliferi si spostasse dalla terra ferma alle aree offshore. I primi pozzi offshore sono stati esplorati in Ohio nel 1890, e successivamente a Summerland in California (fonte: Investopedia http://www.investopedia.com/articles/fundamental-analysis/10/a-primer-on-offshore-drilling.asp). Le prime piattaforme off-shore erano sostanzialmente impianti modificati di perforazione a terra, ed è solo nel 1947 che il primo pozzo è stato perforato completamente fuori dalla vista della terra (nel Golfo del Messico). Da allora, e in particolare dagli anni ’80 in poi, grazie al progresso tecnologico e alle scoperte di riserve di petrolio e gas in aree remote, l’industria dell’offshore drilling si è ampliata notevolmente tanto che nel 2015 la produzione di petrolio da piattaforme offshore più del 30% della produzione totale.

I SEGMENTI

Il mercato dell’offshore drilling può essere segmentato in base della tipologia impianto utilizzato (generalmente legato alla profondità delle acque in cui avviene la perforazione):

Jackups: sono il tipo più comune di impianto di perforazione in mare aperto, e tendono ad essere più volatili in termini di prezzi e di domanda. Hanno una sezione a chiatta che galleggia sull’acqua (su cui è installata l’attrezzatura di perforazione) e gambe multiple (tipicamente tre, ma a volte più) che si estendono verso il fondo del mare. I Jackups sono trainati fino al sito di perforazione e, una volta raggiunta la destinazione, le gambe sono ancorate al fondale marino. Affinché fisicamente tocchino il fondale marino, sono generalmente utilizzabili solo in acque relativamente basse – fino a circa 400 piedi di acqua

Semisubmersibles: sono un po’ diversi rispetto ai jackups. I semi sommergibili galleggiano su pontoni sommersi e hanno un ponte operativo che è ben al di sopra della superficie. Sotto la superficie sono ci sono ancore che fissano l’impianto al fondale, anche se alcuni hanno sistemi alimentati che aiutano a mantenere l’impianto in posizione. Negli impianti di ultima generazione le prestazioni sono notevolmente aumentate, e la più moderna generazione di semisommergibili può operare fino a 10.000 piedi di acqua. Per questo i più moderni Semisubmersibles possono avere day rates da tre a cinque volte superiori a quelli dei jackups

Drillship: Come i semisommergibili, i drillship possono operare in un’ampia varietà di circostanze, e sono spesso utilizzati in acque molto profonde. Come semisommergibili, i Drillship in genere hanno un limite operativo di 10.000 piedi. I Drillships sono fondamentalmente delle navi, con la perforazione che viene effettuata attraverso un foro nello scafo (chiamato moon pool). Queste navi sono completamente indipendenti e auto-alimentate. I drillship  sono mobili e possono trasportare un sacco di materiale – il che li rende una buona opzione per la perforazione di pozzi esplorativi. Analogamente ai semisubmersibles, i drillships hanno day rates generalmente superiori a  quelli dei jackups.

Quasi la metà del mercato della trivellazione in mare è coperta da impianti Jackups in acque basse, ma con l’avvento della tecnologia avanzata, gli operatori si stanno spostando in zone con acque profonde e ultra-acque profonde. Inoltre, a causa di una diminuzione della produzione in bacini d’acqua poco profondi e dell grande potenziale di riserve non sfruttate di idrocarburi sottomarini l’attenzione si sta spostando verso la perforazione in acque profonde. Ci sono statei scoperte di petrolio sempre più frequenti in acque profonde in India, Africa, Australia, Stati Uniti, Russia e Norvegia. In Africa le nuove scoperte sono state principalmente soprattutto in Ghana, Congo, Mozambico, Angola .

In base al tipo di servizio: l’industria dell’offshore drilling è descritta da cinque mercati:

Contract Drilling: gli impianti di perforazione sono affittati a imprese che si occupano di esplorazione e produzione (E & P), siano esse private o nazionali. Il mercato del contract drilling è il più grande dei cinque mercati ed è il punto di riferimento che guida gli investimenti sugli altri 4

Newbuild Market: riguarda la costruzione deii nuovi impianti e delle costruzioni navali specializzate, generalmente poi venduti a operatori di drilling con contratti “chiavi in mano”

Upgrade Market: riguarda le attività di manutenzione regolare che sono necessarie per sicurezza ed efficienza degli impianti o l’upgrade tecnologico degli stessi per adeguarne la competitività. Gli operatori del Newbuild Market sono spesso presenti anche nell’Upgrade Market

Secondhand market: è il mercato in cui sono scambiati gli impianti usati che possono essere utilizzati dall’acquirente con le stesse funzioni oppure destinati ad attività diverse

Scrap Market: ha per oggetto l’acquisto di impianti obsoleti da parte di imprese che recuperano materie prime dalla rottamazione. Si tratta del mercato più piccolo e meno trasparente tra quelli presentati

Da un punto di vista geografico l’area dell’Asia-Pacifico è il mercato leader nell’offshore drilling grazie alle attività che si svolgono nel mare della Cina meridionale. Oltre alla Cina, anche Thailandia, India, Australia e Indonesia stanno guidando la crescita del mercato nella regione. Inoltre, la liberalizzazione dell’industria petrolifera messicana è un altro fattore chiave che contribuirà ad alimentare la domanda sull’offshore drilling in Sud America. Il Messico è uno dei maggiori produttori di petrolio non-OPEC nel mondo. Con la liberalizzazione, il monopolio statale è finito, aprendo la strada a investimenti stranieri da parte di società P & E.

IL SETTORE DEL CONTRACT DRILLING: I PRINCIPALI INDICATORI E I TREND DEL MERCATO

DIMENSIONI DEL MERCATO

Il mercato globale dell’offshore drilling è passato negli ultimi 15 anni da un valore complessivo annuo di 28 Miliardi USD nel 2000 a 78,6 miliardi USD nel 2014 con un CAGR del 7,1% annuo (Fonte: GBI Research). Nonostante la recente crisi del petrolio le stime più conservative prevedono una crescita nei prossimi 5 anni ad un CAGR del 4,5% annuo fino a raggiungere il valore complessivo di USD 89,8 miliardi entro il 2020 (Fonte: http://www.marketsandmarkets.com/Market-Reports/offshore-drilling-market-1207.html).

Da un punto di vista di concentrazione geografica l’area dell’Asia-Pacifico e il Golfo del Messico rappresentano le quote di mercato più significative come si evince dalla tabella seguente

Fonte: Statista 2016

In termini di concentrazione degli operatori invece, il mercato ha conosciuto fasi alterne di consolidamento e di ingresso di nuovi player la cui ciclicità è strettamente legata alle evoluzioni del prezzo del petrolio.

Agli inizi degli anni ‘80, vi erano circa 160 operatori, la somma delle flotte dei primi 10 player rappresentava tra il 35 % e il 40 % del totale degli impianti. Tra il 1989 e il 2004, l’industria ha subito un rallentamento prolungato e il consolidamento ha eliminato quasi la metà degli operatori. Dal 2004 , il numero delle imprese è aumentato e nuovi entranti sono emersi per approfittare di day rates elevati e un maggiore accesso ai mercati regionali. I primi 10 operatori nel 2010 possedevano poco più della metà della flotta mondiale . Nel frattempo è comunque proseguito il processo di consolidamento; recenti fusioni e acquisizioni includono Ensco / Pride nel 2011; Transocean / Aker nel 2011; Noble / Frontier nel 2010; Seadrill / Scorpion nel 2010; e Global Santa Fe / Transocean nel 2007 . Proprio recentemente questo processo di consolidamento sembra avere trovato nuova spinta con l’acquisizione di Atwood da parte di Ensco.

PRINCIPALI INDICATORI

A rischio di eccessiva semplificazione, le revenues nell’offshore contract drilling market sono funzione di day rates e utilization rates, che rappresentano rispettivamente una indicazione di prezzo e volume.

Day rate: è la tariffa giornaliera che una società riceve per il noleggio dei propri impianti. Come qualsiasi prezzo, il day rate dipende da volumi di domanda e offerta del servizio, con particolari premium price riconosciuti in fase di picchi di domanda o per impianti di nuova generazione o altamente specializzati per l’utilizzo in condizioni particolari (es. acque ultraprofonde)

Utilization rate: si riferisce alla percentuale di flotta di un operatore che è stata attivamente impegnata e che quindi genera revenues nel periodo considerato. Il tasso di utilizzo dipende dall’equilibrio tra offerta (quanti impianti sono disponibili nel settore) domanda, (quante è il fabbisogno delle aziende che operano perforazioni offshore) e si muove ciclicamente

Fleet age: anche l’età media di una flotta è un parametro importante da tenere in condsiderazione, Da un lato le attrezzature più vecchie sono solitamente meno performanti e richiededono una maggiore manutenzione. Pertanto i clienti (produttori di petrolio) saranno disposti a pagare meno rispetto a impianti più nuovi. Questa dinamica si accentua ovviamente in periodi di eccesso di offerta.

D’altra parte però, le flotte più vecchie hanno già scontato in bilancio tutto il loro ammortamento, e a livello contabile/finanziario hanno un minore impatto in termini di Capex e costi figurativi (ammortamenti). Come regola empirica, una flotta giovane è più desiderabile all’inizio di un ciclo di espansione dell’attività (per sfruttare al massimo il premium price che si può ottenere) mentre flotte flotte più vecchie sono più auspicabili quando l’attività di perforazione è calante o ai minimi ciclici.

Poiché le dinamiche di domanda e offerta in questo settore influenzano in maniera determinante i cicli con cui si muovono i prezzi e i tassi di utilizzo delle flotte, è bene riassumere alcune considerazioni fondamentali:

  • Evoluzione della domanda: la domanda di impianti offshore dipende dalle decisioni di CAPEX delle aziende produttrici di petrolio che a sua volta si basa sulle aspettative circa l’evoluzione dei prezzi del petrolio e del gas naturale)
  • Comportamento dei clienti: i produttori di petrolio (e di conseguenza i loro fornitori come i contract drillers), sono tipicamente price-taker, quindi non possono influenzare il prezzo del prodotto (i primi) o servizio (i secondi) che offrono. Tuttavia i produttori di petrolio possono decidere di “congelare” gli impianti (sospendere la produzione) in periodi di prezzi particolarmente bassi del petrolio, soprattutto quando il costo di estrazione è inferiore al prezzo di mercato della materia prima
  • Struttura del settore: la capacità produttiva del settore offshore drilling può essere aumentata con la realizzazione di nuovi impianti ma si adegua con ritardo rispetto alla domanda poiché è necessario tempo (mesi/anni) per costruire un nuovo impianto. Gli impianti costruiti poi hanno un ciclo di vita piuttosto lungo (in media 25 anni) quindi in fase di calo della domanda possono verificarsi cali prolungati dei day rates, dovuti a eccesso di capacità produttiva. Queste dinamiche di ritardo nell’adeguamento dell’offerta alla domanda determinano cicli molto ampi di oscillazione dei prezzi.Per cercare di gestire l’evoluzione dei picchi di domanda e offerta, produttori di petrolio e fornitori di servizi di offshore drilling possono stipulare contratti di lungo periodo a tariffe fisse. Tali contratti possono rappresentare un trade-off per entrambe le parti – fornendo a ciascuna una più ampio orizzonte temporale per il business, ma a rischio di bloccare tariffe che potrebbero non essere competitive negli anni successivi
  • Vantaggio competitivo: il vantaggio competitivo alle dimensioni dei player del settore. Dimensioni più elevate implicano una maggior diversificazione per area geografica, tipologia e qualità degli impianti, durata del contratto e base clienti. Le aziende più grandi beneficiano di una maggiore diversificazione di investimenti, di risorse finanziarie e liquidità, di economie di scala, che le rendono in grado di sopportare le flessioni di mercato meglio di imprese più piccole. Le fusioni rappresentano una strategia di crescita fondamentale per le large-cap e sono un mezzo per rinnovare e aggiornare le loro flotte senza investire in costruzione di nuovi impianti (con risparmio di denaro e soprattutto di tempo legato al ciclo di realizzazione di un impianto).

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Fonte: www.bullsandbears.it

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